Il
"Secondo" Genovino, battuto sul finire del 1280, riporta al dritto il
simbolo della "Porta di un castello" , tipico delle
monete
genovesi con la scritta +IANUA , che assonava con il nome di GENOA,
mentre al rovescio la croce araldica con la scritta +CVNRADVS
REX.
Il "Terzo" Genovino, battuto nel 1339 in onore di Simon
Boccanegra, Primo Doge di Genova, dal "gusto" gotico riporta al dritto
la "Porta di un castello" e la scritta DUX IANUE QUA DEUS P(RO)TEGAT,
mentre al rovescio la croce araldica e l'indicazione dogale X DUX
IANUENSIUM PRIMUS, In
ambedue è presente il simbolo del Canestrello, nel primo:
uno a sei punte ripetuto per sette volte, nel
secondo: uno a cinque punte ripetuto per otto volte sia al dritto sial
al rovescio. Uno
dei primi esemplari del "Lugino d'Argento", battuto nel 1669 in onore
della Marchesa Violante Doria Lomellini, riporta al dritto
l'effige della Marchesa e la scritta GRATIOR I N PVL VIRTVS, al
rovescio lo Stemma Araldico, scudo con tre gigli terminanti a pugnale,
sormontati da labello, sopra lo scudo corona con fioroni "ad alberello"
e
la scritta BONITAS VNCIARVM QVIN7, ai lati 16-69, all'esergo il
Canestrello a sei punte e la T, marca della zecca di
Torriglia.
a
prima coniazione del Genovino
d'Oro venne battuta nel 1252, poco prima
dell'emissione del Fiorino
Toscano,
grazie al Re Corrado III che nel 1129 aveva concesso alla città di
battere moneta. L'acquisizione di oro aumentò notevolmente in
connessione con "l'attività
mercantile di Tedisio e Nicolò dei Fieschi di Torriglia e di Opizzo dei
Fieschi di Savignone, fratelli e nipote del Papa Innocenzo IV che
gestivano una società operante nel mediterraneo occidentale.
Questa
società che fruttò enormi guadagni ai Fieschi,
si procurò un
punto d'approdo vicino alla zona aurifera di Palola."
Fu quindi possibile coniare dopo tanti
secoli bui, primi nell'Italia di quei tempi, "una moneta d'oro, il
Genovino, che fatto curioso, porta impressa l'immagine dei
canestrelli a sei punte,
simbolo di abbondanza. Sappiamo che a Crevacuore, paese del Biellese,
il canestrello è un dolce
tipico molto apprezzato e ben commercializzato. La probabile
connessione fra le due comunità sta nei comuni feudatari,
I Fieschi del Ramo di Torriglia, signori di Masserano e Crevacuore".
Successivamente il simbolo del canestrello a sei punte, venne usato nel
Luigino d'Argento,
chiamato dai genovesi il "Torriglino"
perchè battuto dalla zecca di Torriglia. Nel 1800 il simbolo del
canestrello venne usato nel taglio delle monete in oro da 96Lire
(1801/1805) e in argento da 8Lire (1799/1804) tutt'intorno
all'iscrizione BONTA'.
Frammento
di ceramica del XII sec.
rinvenuto nello scavo archeologico del sito di Donnetta, frazione di
Torriglia, il motivo si ripete, era certo molto in uso in quell'epoca
anche se si tratta di un canestrello ad otto punte! Nel ponente
fliscano, le stesse immagini erano presenti nella Basilica di
Sant'Adriano
a Trigoso, frazione di Sestri Levante e nella Chiesa dei Santi Quirico
e Giulitta di Rivarola, frazione di Carasco.
appiamo che
le once e le libbre sono misure in uso nella Repubblica di
Genova sino ai primi dell'ottocento quando l'adesione al sistema
metrico le sostituisce con quelle attuali.
Sappiamo ancora che a fine Settecento gli iscritti alla Confraternita
di S.Vincenzo di Torriglia pagavano ogni anno “una mutta” (sorta di
moneta piemontese) e ricevevano un canestrelletto come simbolo di
appartenenza. I primi tentativi di
commercializzazione del prodotto risalgono ai primi anni del 1890,
quando la Signora
Maria Avanzino detta Pollicina sposava Giuseppe Dondero, proprietario
del primo Bar di Torriglia, aperto in Via Roma, dotato di
pianoforte e frequentato dai notabili e dalle
autorità del paese e da questi ribattezzato "Caffè Aragno", allora illustre
a Roma e iniziava la vendita fra gli avventori. Questo è un biscotto che
identifica una ghiotta eccellenza nell’antica ricetta di Torriglia.
Infatti mentre un canestrello si scioglie in bocca è possibile
percepirne sublimi emozioni: la morbidezza della farina, la ruvida
consistenza dello zucchero, la scivolosità dell’uovo, l’amalgama della
pasta lavorata.